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Cat. 18 detail: ROMA, 1950.

 

MERIDIANO
Italy's Prime Meridian

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UN APPROCCIO ALLA SIMBOLICA DI MONTE MARIO
by Alessandro Di Benedetto


Marmi alla Speer, affreschi proto-stalinisti, scabolame e pennacchi da Ballo Eccelsior, casoni sangalleschi: questa è l'immagine che l'Ottocento Unitario ha lasciato di sè a Roma.

Eppure quando si è obbligati a confrontarsi con un sito fondamentale della Rivoluzione Iconografica di quel periodo, come è Monte Mario,ci si rende conto, per forza, di quanto quegli orpelli melodrammatici appartengano solo ad una prima facies del mutamento.

Ci sembra sempre più lecito avanzare l'ipotesi che la monumentalizzazione umbertina altro non sia che l'aspetto essoterico di un più profondo riorientamento simbolico di Roma come capitale di un nuovo tipo di organismo, quasi un mutante rispetto alle polis che la hanno preceduta.

Non si trattava, cioè di un semplice passaggio di potere politico e dell'affermarsi dello scientismo come nuova religione, con riti, iconografia, teologia suoi propri, ma del fatto che per la prima volta ci si proponeva di costituire un tipo di comunità virtuale basata sul non contatto: su di un legame astratto, incorporeo, mediato.

L'agorà iniziava il suo processo di estinzione e la monumentalità, la teatralità, la fisicità del discorso non erano che concessioni inerziali di fronte a tendenze che operavano più silenziosamente ma più in profondità.

Mi riferisco al costruirsi di una simbolica aniconica, astratta, immateriale, numerizzante quale strumento di collegamento, di religione (scusate l'endiade) della comunità nazionale, attraverso la quale le componenti umane e territoriali potessero interagire.

La riconsacrazione di Roma richedeva l'elaborazione di un Centro come elemento fondante del Nuovo Spazio. Posta la consapevolezza che nessun Altare della Patria avrebbe potuto competere con S.Pietro, era solo un salto al di là del costruito che avrebbe permesso di erigere un Omphalos per la Nazione.

I miti di fondazione sono sempre legati alla scelta di un Tempo. Ad un prima ed ad un dopo. E tale è la creazione di un Ora Nazionale: lo sradicamento dal tocco delle campane, dall'ombra dell'albero, dal monte dietro cui il sole tramonta. Monte Mario viene elevata al rango di una Delos Pan Ellenica. L'ora unica è la scoperta di un topos unificante tempo e territorio: una centralità cronologica. Un menhir la cui ombra si allunga sino ai confini della nazione.

Monte Mario, già Statio iniziatica della Via Triumphalis nonchè della Via Francigena, trasposizione del monte apocalittico di dove si rivela la Città Celeste, metafora della Porta del Sole nel Poema nazionale, punto di congiungimento fra terra e cielo viene promossa al ruolo di tempio della Scienza Patria.Punto di consacraziomne dell'Ora.

Monte Mario diventa quindi il luogo di un' epifania. Il cielo della patria è il cielo osservato da Monte Mario. Il colle diventa uno Skopos, il cielo sopra Roma una cupola che protegge tutta la comunità. E' un' intento unificante ma allo stesso tempo riduttivo perchè tende a staccare Roma dal ruolo di capitale dell'Orbis. Ruolo rappresentato dal meridiano universale che nell'Età Media passava dall'urbe e la cui esistenza viene ora in qualche modo occultata.

Ma è solo con questo processo di limitazione e di astrazione che Monte Mario può ambire ad innalzarsi, se non sopra, per lo meno al di là di S. Pietro.

Se Greenwich è la stella polare di un sistema planetario basato sull'Imperio del mare, Monte mario non ha utilità alcuna per la navigazione. La sua funzione è tutta interna. E' un asse, un Imirsul, una chiave di volta di una cupola immaginaria innalzata nel punto mediano di una distanza nazionale. E' una nazionalizzazione del cielo.

Il meridiano italiano è una sorta di metro campione di platino: un feticcio, oggetto di culto, il cui scopo è la normalizzazione del territorio. Un'asse ortopedico per correggere l'inclinazione appenninica. Una quibla che addita il Nord verso il quale converge il flusso del progresso.

Se i Latini materializzavano l'Asse di rotazione nel Cardo (cardine) del Castrum, il meridiano ottocentesco trae la sua forza dal volere restare una linea immaginaria. Il bastone dell'augure diventa una riga di una frazione di millimetro che sulle carte unisce il Passo di Monte Croce a Marsala.

Altro elemento alla base della sacralizzazione dello spazio che l'Ottocento recupera, è la circolarità. Essa si manifesta in questo caso come griglia geodetica che avvolge tutto il paese e all'interno della quale Monte Mario rappresenta il Primo punto geodetico da cui si diparte tutto il sistema.

Si tratta di una rete sia cartografica che reale, in quanto tutto il territorio nazionale è costellato da centinaia di punti geodetici. Sono pietre miliari di una presa di possesso del paese, quasi edicole sacre di una diffusione del Culto, con relative iscrizioni apotropaiche maledicenti i profanatori sotto forma di specifici richiami alle norme del Codice Civile che puniscono chi danneggia il picchetto.

Il rilevamento cartografico dell'Italia unitaria è stato un opera di collegamento: lo stabilire dei nessi logici fra luoghi altrimenti incomunicanti, l'organizzazione di una storia con materiali precedentemente disorganici. Il meridiano diventa il filo rosso della storia che dà significato ai luoghi toccati. E' il sogno di un ordine.

Ordine, progresso, nazione, parametri che confluiscono in una rappresentazione simbolica che vedono nel meridiano nazionale un sorta di Via Regia. Con questo sistema semantico cominciamo solo ora a confrontarci mentre i resti di questa costruzione giacciono, per quanto astratti, abbandonati e deturpati sulla cima di Monte Mario.

A. Di B.


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