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 Circo Massimo.

Via della Vetrina - 2004

Vicolo Capizzuchi - Jul 1991
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Aree Pubbliche non accessibili al Pubblico
Dicembre 2004 - Febbraio 2005
Mostra e contenuti catalogo © A. Ceen / The Studium Urbis, 2004
A cura di Allan Ceen.
Per informazioni sulla mostra , contattare Allan Ceen.

PREMESSA
La pianta settecentesca di Roma disegnata da Giambattista Nolli rivela a colpo d’occhio un complesso tessuto urbano dominato da un intreccio di strade, di vicoli e di cortili. Questi spazi insieme, agli interni delle chiese, sono individuati nella pianta da aree bianche. Roma a quei tempi era un vero paradiso per chi camminava a piedi, con la maggior parte dei suoi spazi cittadini accessibili a chi volesse visitarli. L’intento della presente mostra è mettere in evidenza la graduale diminuzione di tale capillare tessuto connettivo a partire dal 1870, quando Roma divenne capitale dell’Italia unita. La speranza è che, risvegliando nelle coscienze la consapevolezza di questa perdita di spazi pubblici, si possa verificare un’inversione di tendenza del processo di erosione.

ROMA CANCELLATA
CANCELLO : s.m. - chiusura ad uno o due battenti all’ingresso di ville o giardini.
CANCELLATA : n.f.– recinzione (di legno o di ferro); recinto di cancelli intorno a monumento o altro luogo per preservarlo da danneggiamenti e impedirvi l’ingresso
CANCELLARE : v.trans. – eliminare, annullare, depennare, chiudere con cancello.
[part pass.: cancellato/cancellata]
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L’erosione dello spazio pubblico è sempre stata una tendenza delle grandi città e Roma non fa eccezione alla regola. Nel Medio Evo i potentati nobiliari potevano facilmente prevaricare su deboli governi locali e mancanti regolamenti urbani, costruendo su strade esistenti e includendo porzioni di aree pubbliche nel proprio terreno privato quale perimetro difensivo, o comunque abusando dello spazio pubblico. Un esempio fra i tanti può servire a illustrare il fenomeno: la famiglia Capranica sul finire del Medio Evo estese la sua proprietà oltrepassando una via di primaria importanza come era la Via Recta (Via del Collegio Capranica). I pellegrini che da Via Lata (Via del Corso) intendevano dirigersi a Borgo furono obbligati a deviare il loro percorso aggirando questo sbarramento a piazza Capranica.
Il fenomeno dello sbarramento di strade non è limitato al Medio Evo. NEL 1988 è stato dal comune chiuso un passaggio usato ininterrottamente per migliaia di anni: trattasi del collegamento fra il Portico di Ottavia e Via del Teatro Marcello, che persino Mussolini negli anni Trenta in occasione delle demolizioni nell’area in piazza Montanara lasciò in essere, come passaggio pedonale di collegamento tra il Ghetto e l’area del Campidoglio. Questo collegamento pedonale è stato finalmente riaperto l’anno scorso su scala molto ridotta e con apertura ad orario limitato dalle 9 alle 18.
Negli ultimi venti anni, sbarramenti, cancelli e cancellate sono spuntati a Roma per ogni dove senza sosta. Ampie parti del colle Capitolino sono state chiuse e, sebbene l’ingresso sia consentito attraverso cancelli nelle ore diurne, la presenza di questo sbarramento mette a rischio la fruibilità degli spazi pubblici da parte dei visitatori perché tutto dipende dalla decisione degli impiegati comunali, uno solo di loro puo’ decidere di estendere di molto la chiusura. Il libero ingresso al Foro Romano durante il 2000, anno del Giubileo, fu salutato come un grande passo avanti, ma non molti sanno che, quando l’ingresso era invece a pagamento, l’area del Foro Romano visitabile era superiore per il 75% rispetto a quella lasciata disponibile nel 2000, data la presenza di basse recinzioni, che attualmente sbarrano zone prima liberamente accessibili al pubblico. Sul Palatino, dove l’ingresso è ancora a pagamento, è accessibile ai visitatori il 50% dell’area: rispetto agli anni Settanta registriamo una diminuzione del 20%.
Se da un lato possono essere addotti motivi di sicurezza e protezione dei siti archeologici (non senza una qualche ipocrisia: perché la Basilica Giulia ha avuto bisogno di essere chiusa mentre quella di Massenzio è stata lasciata aperta?), lo stesso non può certo dirsi a proposito dei giardini del Pincio. Un’ampia zona è stata recintata quest’anno, tutto intorno al Casino Valadier di recente restaurato. Trattasi di un’area che costituisce il 18% di tutto lo spazio pubblico del Pincio e che ingloba due viali alberati, un tempo disponibili a chi passeggiava nel parco. Questa cancellata impedisce altresì la vista di 24 dei busti di uomini celebri, che costituiscono una delle principali caratteristiche del Pincio. All’angolo diagonalmente opposto di questa stessa area, la zona derivata al servizio manutenzione del parco ha raddoppiato le sue dimensioni qualche anno fa, alle spese dello spazio pubblico e il fatto che essa si trovi proprio nel punto del parco prospiciente i ruderi romani, tradizionalmente noti come Muro Torto, rende particolarmente sgradevole l’occlusione di un sito di rilevante interesse.
Passando poi a quelli che possono essere definiti spazi semipubblici, i cortili di palazzi che fino alla metà degli anni Settanta erano aperti al pubblico, sono stati gradualmente chiusi per ragioni di “sicurezza”, con l’eccezione dei pochi selezionati possessori di chiavi o degli intraprendenti che riescono ad aprirsi un varco convincendo il portiere. In questo modo le zone bianche della pianta del Nolli, che si riferiscono ad una situazione esistente nel 1748 ed indicano indifferentemente strade, cortili e interni di chiese, spazi tutti indifferentemente considerati pubblici o semipubblici, sono adesso drasticamente ridotte. Gli abitanti di Roma si sentono al giorno d’oggi grati per l’apertura una volta all’anno dei cortili, e non conservano più alcuna memoria ( oppure si ricordano appena) dei tempi in cui tale “privilegio” era una cosa normale tutto l’anno. Chi scrive ricorda con nostalgia le varie scorciatoie che attraverso cortili gli erano possibili trenta anni fa durante le sue passeggiate romane.
Sbarramenti che tengano lontane le automobili sono rari. Più frequenti quelli che ostacolano i pedoni. Talvolta entrambi gli obiettivi sono raggiunti. In questo caso, basterebbe una piccola modifica per consentire un passo pedonale senza togliere l’ostacolo permanente alle automobili. Le barriere costruite negli ultimi anni Novanta intorno alla Camere dei Deputati a Piazza Montecitorio sembrano avere questa duplice finalità, e cioè ostacolare le auto da un lato consentendo il transito pedonale dall’altro. Lo stesso vale per la sistemazione di barriere attualmente in via di attuazione intorno al Senato ( Palazzo Madama), in via della Dogana Vecchia e in via degli Staderai. La situazione è stata ulteriormente aggravata negli ultimi sei mesi da barriere mobili poste dai Carabinieri vicino a entrambe le due Camere parlamentari.
A Roma un problema crescente per chi voglia camminare è rappresentato dai motorini, siano essi parcheggiati o in movimento. Questo fenomeno è cresciuto in modo esponenziale dagli anni Cinquanta ad oggi. Isole pedonali così definite dal Comune in un recente passato sono costantemente invase non solo dai privilegiati possessori di “permessi” ma anche da tutti gli altri. Il fatto che a Campo dei Fiori siano stati rimossi i marciapiedi nel 1999 consente adesso ai motoveicoli di attraversare spazi un tempo riservati ai pedoni. Il Comune sta attualmente pianificando di eliminare in modo analogo anche i marciapiedi di Piazza Navona.
Una piccola parte degli ingenti stanziamenti spesi dal Comune per il Giubileo dell’anno 2000 è stata destinata a migliorare la circolazione pedonale. L’area prospiciente Castel S. Angelo è stata trasformata in zona pedonale solo grazie al fallimento tecnico del progetto per agevolare il traffico automobilistico sul Lungotevere. Il sottopassaggio all’altezza di Piazza della Rovere fece nascere la speranza di rendere più agevole il transito pedonale in quel complicato incrocio. Al contrario, la soluzione che consente il traffico automobilistico sia attraverso il sottopasso che in superficie ha introdotto una nuova direttrice di traffico che peggiora ciò che già era un incubo per i pedoni.
L’arroganza urbanistica dei nobili medioevali è stata sostituita sia dal comportamento blandamente invasivo di moderne agenzie municipali che dalla rapacità di bar e ristoranti. Quest’ultimo aspetto, apparentemente incoraggiato dal Comune che riscuote pagamenti per l’occupazione del suolo pubblico, è in continua espansione, invadendo sempre più vuoi piazze che strade. Lo spazio pedonale è pertanto sottoposto a pressione e sacrificato da tre forze: il traffico, l’espansione degli esercizi commerciali e la chiusura di spazi per motivi di sicurezza. Quest'ultimo elemento è forse il meno invasivo dei tre, tuttavia è indicativo di un atteggiamento generalmente negativo verso gli abitanti ed i turisti. Forse è tempo per Roma cancellata di ritornare ad essere Roma riaperta.
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